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La spalla congelata idiopatica (o primaria) si manifesta in circa 8-10% della popolazione e fino al 29% nei soggetti affetti da diabete.

Clinicamente i pazienti manifestano una limitazione della rotazione esterna e di almeno un altro movimento aggiuntivo e dolore sia attivamente che passivamente.

Solitamente si sviluppa in 3 fasi:

  1. Dolore acuto, detto pre-freezing (2-6 mesi)
  2. Progressiva riduzione del range di movimento (ROM) con dolore, detto frozen (4-12 mesi)
  3. Risoluzione del dolore e recupero del ROM, detto thawing (5-26 mesi e/o fino a 42 mesi).


La patologia si arresta da sola e la maggior parte dei pazienti torna ad avere nuovamente una spalla non dolorante dopo 1-3 anni.

Tuttavia se questa patologia non viene trattata le limitazioni della mobilità possono persistere per molto tempo.

In questa patologia della spalla le strutture interessate sono l’intera capsula articolare ma anche il tessuto connettivo che risulta retratto.

L’approccio fisioterapico consiste:

  • Mobilizzazione passiva graduale per intensità e durata. Bisogna trovare il giusto dosaggio; forzare troppo porta a dover sopportare troppo dolore al paziente e risulta controproducente nel processo di guarigione.
  • Anche la durata della mobilizzazione è importante che sia ben dosata e sopportata dal paziente stesso.
  • Terapia fisica ( laser, tecar, ultrasuoni, ecc)
  • Respirazione e postura
  • Posture mantenute (positioning). Devono essere mantenute anche per 30 minuti tutti i gironi e ovviamente non devono provocare nessuna sensazione di dolore ne di allungamento. Sono una parte rilevante per il trattamento delle contratture articolari connettivali.

È sicuramente una condizione invalidante, oltre che dolorosa. Paziente e fisioterapista devono lavorare in sinergia e con pazienza perché i risultati potrebbero essere lenti.

La seduta non finisce con l’uscita del paziente dallo studio: anche a domicilio il paziente avrà i suoi “compiti per casa” per evitare di perdere ciò che ha ottenuto nella seduta stessa.

Abbiamo constatato sul campo che, stimoli leggeri ma frequenti e quotidiani, sono carte vincenti nel processo di guarigione.